martedì 18 giugno 2013

Alan Moore, l'Italia e... Astro Dick, il cazzetto spaziale

Qualche giorno fa, l'11 Giugno, tra gli appassionati nostrani di Fumetto si è improvvisamente diffusa un'autentica (ehmm, autentica?) "notizia-bomba": "Alan Moore a Lucca 2013!". Un po' come dire che Pynchon avrebbe partecipato ad un qualche prossimo evento letterario!!! Sì, non siamo a quei livelli di "incredibile", poiché Moore, anche di recente, ha presenziato a degli incontri in terra d'Albione, e non è poi quel "recluso inarrivabile" di cui si parla, anzi probabilmente il contrario... raccogliere tutte le sue interviste, per dire, è un'autentica impresa. Però, la "notizia" sarebbe stata, se confermata, un vero scoop!
Tutto è partito da Comix Factory, aggiornatissimo blog curato da Stefano Perullo, che "riportava" quando detto da Antonio Scuzzarella, editore di 001 Edizioni, durante una conferenza tenutasi alla recente Etna Comics. Da buon conoscitore di Moore, personalmente la ritenevo - e continuo a ritenerla - con altissima probabilità, inverosimile: Moore non esce dall'Inghilterra da quasi trent'anni, non vedo il motivo per cui lo debba fare per... Lucca Comics! E poi m'immagino la folla immane che accorrerebbe per incontrare il Barbuto Bardo di Northampton. Non solo dall'Italia... roba da mettere a rischio le mura stesse di Lucca!
Così, poco tempo dopo la pubblicazione del post su Comix Factory, non tardava ad arrivare la smentita, via Facebook: "E' apparso un post del buon Stefano Perullo che aveva sentito de relato un rumor sul fatto che Moore fosse ospite 001 alla prossima Lucca. In realtà alla conferenza stampa a Etna Comics abbiamo solo detto che ci piacerebbe averlo con noi. Quindi né conferma né smentita. La missione è complessa e molti prima di noi ci hanno provato, ma dopotutto non siamo quelli che hanno portato L'Eternauta in Italia?" [001 Edizioni]
Ma a chi non piacerebbe avere Moore come ospite? Ovviamente, la "speranza" è l'ultima a morire, però... ritengo più probabile la mia partecipazione alla prossima Lucca, nelle vesti di puro visitatore, piuttosto che quella del Magus! Ha ha haaa!

Ma se Moore difficilmente si manifesterà in carne ed ossa nella ridente città toscana, l'acclamato sceneggiatore britannico sarà presente con maggiore probabilità (direi in questo caso, quasi certezza) su un nuovo volume targato 001 Edizioni: The best of Dodgem Logic, una selezione ragionata dei materiali pubblicati su Dodgem Logic.
Cos'è Dodgem Logic? Si tratta di una "rivista" (idealmente, un bimestrale), fortemente British e tenacemente legata a Northampton, città natale di Moore, il cui primo numero è stato pubblicato alla fine del 2009. L'esperimento, promosso e coordinato da Moore, è andato avanti per 8 numeri (l'ultimo numero è uscito nel 2011) ospitando diversi mini-saggi, articoli e (brevi) fumetti firmati dal Nostro e numerosi altri contributi realizzati appositamente per il magazine (tra cui si segnalano, tra gli altri, gli articoli di Melinda Gebbie, le illustrazioni di Kevin O'Neill e un intenso intervento di Michael Moorcock).
Illustrazione di copertina realizzata da Moore per il N.3 di Dodgem Logic.
Potrebbe essere la cover anche del volume edito da 001.
Wired.com: Nel primo numero di Dodgem Logic hai spiegato che la rivista non è né globale né locale, ma “lobale”.
Alan Moore: Ogni luogo è sia locale che globale. Siamo collegati in un modo che non era mai accaduto prima. Il mondo è cambiato. Ora tutti viviamo in un quartiere e siamo locali, ma siamo anche bombardati da informazioni da ogni altro quartiere e luogo del mondo. Siamo connessi in un modo diverso. Volevo fondamentalmente occuparmi del mio quartiere, l’area in cui vivo, e trattarla esattamente come se fosse il quartiere di qualcun altro. Sì, il quartiere in cui sono cresciuto è ancora una zona particolarmente problematica, ma ce n’è una in ogni città di ogni Paese, ne sono sicuro. C’è sempre un quartiere povero in ogni città.

Wired.com: Come sta andando finora?
Moore: Una delle cose migliori di Dodgem Logic è che per Natale, grazie alle vendite del primo numero, abbiamo potuto donare dei pacchi di alimenti alle persone anziane che vivono in case protette nel mio quartiere. Stiamo anche sponsorizzando una squadra locale di basket, in modo che possano avere delle splendide canotte alla moda che li vestano per bene.   

Moore a Northampton, nel 2010.
Wired.com: Mi sembra un bel modo per “incidere” a livello locale.
Moore:
Questo è il genere di cose in cui siamo interessati. Non abbiamo bisogno di fare dei grossi profitti dalla rivista, non è questo il nostro obbiettivo. Cerchiamo di farne abbastanza per reinvestirli nella nostra zona, e se magari qualcun altro riprenderà la stessa idea, potrebbero fare lo stesso per la loro zona. Non è un qualcosa di particolarmente sofisticato, ma sembra che stia funzionando finora.

Wired.com: Lanciare una nuova rivista cartacea in un periodo di crisi economica globale sembra una follia, ma ha anche senso unire insieme una comunità intorno a degli obiettivi artistici e sociali condivisi e metterli su carta.
Moore:
Assolutamente. Sono sicuro ci siano un sacco di riviste underground e cose simili in Rete. Ma penso ci sia molto che possa essere detto avendo un oggetto che puoi stringere tra le mani. Forse è il marchio della mia generazione, ma credo sia vero. In un mondo che diventa sempre più virtuale, i manufatti, gli oggetti belli, sono un extra. Volevamo essere capaci di realizzare una rivista che non fosse effimera e passeggera, ma fosse qualcosa che la gente volesse conservare.

Ci è piaciuta l’idea di inserire dei piccoli omaggi in ogni numero. Nel primo numero c’era il CD e ne sono stato molto contento. E nel secondo numero c’è un mini-fumetto di otto pagine, che è il primo fumetto che ho realizzato tutto completamente da solo… il primo in assoluto. Per cui dovrebbe avere un certo valore per i collezionisti, ne sono sicuro. E tutto questo per solo 2 sterline e 50. Ma sta andando tutto bene, fintanto che non rincorriamo assurdi profitti, possiamo pagare gli autori coinvolti, reinvestire i guadagni nella comunità e divertirci facendo la rivista. Mi sembrano degli obiettivi ragionevoli.

[Estratto da un'intervista apparsa sul sito di Wired nel Dicembre 2012. Qui l'articolo completo, in Inglese]
Frank Metterton in Jimmy's End. (c) Kristian Hammerstad 2013
Come i più attenti sapranno, già nel Novembre dello scorso anno, sulla pagina Facebook di 001 Edizioni, si poteva leggere: "Alan Moore ci ha dato il via libera per produrre The best of Dodgem Logic. Un volume straordinario che conterrà il meglio della rivista Dodgem Logic. Curatori del volume Antonio Scuzzarella e smoky man. Conoscendoli siamo certi che il volume che ne verrà fuori sarà straordinario."
Ecco svelato l'arcano: dietro questo tomo su Moore ci sarà (ancora!) il mio (ennesimo) fumoso zampino! In pratica è dal 2010 che "sponsorizzo" in giro l'idea balzana di un'edizione Italiana di Dodgme Logic e alla fine 001 si è lasciata "convincere". Così, dopo aver contribuito all'iniziale selezione dei materiali (praticamente quasi tutto quello firmato Moore), al momento sono concentrato su una manciata di traduzioni (il resto di queste è affidato al rodato e dotato staff della 001): il fumetto Astounding Weird Penises (tratto dal già menzionato secondo numero di Dodgem Logic: una divertente e divertita incursione spaziale di Astro Dick, molto fricchettona e in puro Crumb style, con omaggi anche a Winsor McCay; si veda l'immagine in apertura di post ), le mini-biografie sui Grandi Hipster della Storia e un minisaggio sulla Magia. Poi si vedrà... Certo non sarà un libro per tutti i palati, ma di sicuro intrigherà i veri appassionati e gli studiosi di Moore, personalità ed autore davvero ricco di spunti e d'interesse. Per cui, direi... stay tuned!!!

E... nel frattempo Moore, giusto ieri, ha lanciato la campagna Kickstarter per finanziare His Heavy Heart, il quinto film della serie di corti realizzata insieme a Mitch Jenkins. Al momento la raccolta fondi viaggia già verso le 8mila sterline sulle 45mila fissate come obbiettivo da raggiungere entro un mese (scadenza fissata al 17 Luglio). Che fate? Siete ancora qui???
In chiusura, in modo circolare, ritorno all'inizio, ossia al post di Comix Factory. Per segnalare un, direi, hurm... "controverso" commento di tale Erich: "Non sono un estimatore di Alan Moore. Fatta eccezione per i soliti forumisti di sinistra, credo che la sua rilevanza finisca lì. Le sue opere offrono una valvola di sfogo ai lettori di sinistra incapaci di accettare un mondo in cui il socialismo si è rivelato il mostro che è sempre stato." Che dire? Che Glicone sia misericordioso! Ha ha haaa!

giovedì 30 maggio 2013

ritorno a Scuola (di Fumetto)

Dopo qualche anno d'assenza e con grande piacere, ritorno sulle pagine di Scuola di Fumetto, la mai troppo lodata rivista dedicata alla Nona Arte diretta con piglio, passione e competenza da Laura Scarpa. Un numero ricchissimo come al solito (fate un salto qui per maggiori dettagli) a cui ho contribuito con una traduzione "ragionata" di una lunghissima intervista ad ALAN MOORE (ovviamente!) realizzata nel mese d'Aprile dall'amico Pádraig Ó Méalóid, fenomenale studioso ed esperto dello scrittore di Northampton.

Non aggiungo altro se non invitarvi a correre in edicola o in fumetteria (nei prossimi giorni) per "accaparravi" una copia. Buona lettura! :)
Anteprima da Scuola di Fumetto N.88

martedì 28 maggio 2013

Franco Brambilla: la Fantascienza è qui!

Quando partii, nel  Dicembre 2011, con questa serie (a cadenza irregolare) di interviste, l'obiettivo era puntato sul mondo del Fumetto, declinato in tutte le sue voci (anche se l'intento è ben lontano dall'essere raggiunto) ma era implicita la probabile apertura verso mondi "contigui", a volte fortemente connessi, con la Nona Arte.

In questo caso si tratta d'Illustrazione ed è un vero piacere per me parlarne con l'amico FRANCO BRAMBILLA, senza alcun ombra di dubbio, l'illustratore che in Italia è "simbolo" della Fantascienza grazie alle sue apprezzatissime copertine di Urania e Urania Collezione, e non solo.

Buona lettura e... un grazie speciale all'autore per la sua gentilezza e disponibilità.

Maggiori informazioni su Brambilla sul sito: qui. Altre info qui e qui.
Una visita su Mondourania è d'obbligo.
Qual è il tuo “processo di lavoro”? Qual è il tuo approccio ad un’illustrazione? Immagino dipenda da caso a caso, ma ad esempio, per le copertine di Urania, leggi prima il libro o una sinossi, oppure l’editor ti da delle indicazioni sull’immagine…? È un modus operandi quanto “generalizzabile”, stante la tua esperienza? 
Franco Brambilla: Solitamente ricevo un brief dall'editor e dal curatore: breve riassunto del romanzo e un paio di idee su cosa mettere in copertina. Mi lasciano comunque molta libertà di interpretazione. Credo che in generale si faccia così, qualche volta con i classici della fantascienza mi è capitato di aver già letto il libro e quindi propongo io alla redazione delle immagini. Conosco anche un illustratore che prima di creare la copertina pretende di leggere tutto il libro ma è una rarità. Personalmente non penso che in copertina si debba vedere tutta la storia e i personaggi… non è necessario. Molto meglio creare un'immagine d'impatto, drammatica e che incuriosisca il potenziale lettore ad acquistare il libro.

Una volta decisa, più o meno, l’idea per l’illustrazione, come procedi? Vai direttamente in digitale? Che programmi usi? Immagino si tratti di applicazioni di modellazione 3D… insomma, quali sono i “trucchi tecnici”?
Lavoro solo in digitale da sempre e… orrore, non faccio mai "le matite" ne uso la penna grafica ma solo il vile "mouse"! Modello con programmi 3D gli oggetti da inserire nella scena partendo da zero o  da altri modelli 3D che si possono scaricare gratis o a pagamento dalla rete. Faccio modellismo statico fin da bambino e ho sempre creato modelli customizzati di astronavi e velivoli partendo da confezioni di aerei, auto e carri armati.

Un passo indietro. Sei partito dal 3D o sei approdato al 3D? Nasci come modellatore o come illustratore “tradizionale”?
Sono "approdato" al 3D. Quando ho fatto il corso di illustrazione i computer stavano arrivando ma erano ancora una novità rara e costosa. Gli stessi programmi con cui lavoro non esistevano o erano complicatissimi da imparare. Ho studiato tutte le tecniche tradizionali ma, quando sono uscito dall'Istituto Europeo di Design, gli studi e le agenzie cercavano gente che imparasse ad usare i computer che avevano acquistato e che ancora non sapevano utilizzare. Averne uno a livello professionale con scanner e stampante era ancora un sogno per un giovane illustratore… i prezzi erano astronomici!
Il 3D è stata una evoluzione di quello che facevo con la modellazione tradizionale. Come fotografavo i modelli che costruivo così faccio ancora adesso nel computer: foto "virtuali", ecco come definirei le mie illustrazioni.
Quali sono gli illustratori, digitali e non, o in generale gli artisti che ti hanno influenzato e/o che ammiri e segui e hanno avuto un impatto sulla tua visione creativa?
Karel Thole fin da bambino… mi ha attirato dalle copertine degli Urania che sbirciavo sulle bancarelle dell'usato in giro per Milano e nei posti di mare. Poi tutti i grandi "aerografisti" degli anni 70/80 da Chris Foss a Tim White e Jim Burns. I designer un po' folli come Syd Mead e Colani. Sono un grande appassionato di illustrazione fantastica e nel mio piccolo quando posso colleziono libri, portfolio e i fantastici libri tipo "The Art of…" che raccolgono schizzi e illustrazioni realizzate per film di fantascienza (spesso sono molto meglio del film stesso). Infatti non vorrei dimenticare Ralph McQuarry uno degli artisti che ha contribuito maggiormente a visualizzare il mondo di Star Wars.

Legato al processo creativo, so che da tempo lavori in studio, con altri creativi. Come è questo tipo di esperienza? Che impatto ha sui tuoi lavori? C’è una qualche forma di collaborazione con i tuoi colleghi su specifici progetti…? O semplicemente stare in studio permette una routine lavorativa che “forza” il creativo a dei “ritmi normali”?
Lavorare con gli altri è basilare. Io sono da sempre in studio con altri amici grafici e  illustratori. Confrontiamo sempre i nostri lavori ed è utilissimo ascoltare le critiche competenti ma giustamente distaccate che permettono di migliorare l'immagine definitiva. Un cambio di colore o un taglio radicale  qualche volta hanno salvato l'immagine che da "papà" difendevo senza vederne i difetti, la ridondanza.

Dal tuo personale osservatorio, qual è la tua percezione riguardo lo stato attuale dell’illustrazione in Italia? E all’estero?
Dal punto di vista della creatività direi che  "sta una meraviglia"… digitale e tecniche tradizionali, miste stanno producendo ibridi meravigliosi. I giovani sperimentano tantissimo e realizzano immagini molto forti. La rete ti da la possibilità di assorbire tantissimo e di conoscere punti di vista molto diversi e innovativi non soltato di colleghi illustratori ma di fotografi e artisti che magari stanno dall'altra parte del pianeta. Come riconoscimento economico invece andiamo molto male… i compensi sono quelli di dieci anni fa quando ci sono e il riconoscimento di autore non è sempre facile da ottenere. Personalmente non posso però lamentarmi direi… :)
Puoi parlarci del progetto “Uraniarama”? Come è nato? Perché hai deciso di autoprodurlo e di venderlo direttamente?
Nasce dalla voglia di celebrare i dieci anni di vita di una delle collane mondadoriane a cui sono più affezionato: Urania Collezione. Collana creata nel 2003 da Giacomo Spazio e Giacomo Callo con una grafica innovativa che è stata cambiata quest'anno sostituita da una nuova veste che ha riportato "nel cerchio" le mie immagini. Anche questa grafica, che si rifà agli anni d'oro della fantascienza in edicola, mi piace comunque molto ma ho proprio sentito l'esigenza di raccogliere le 121 copertine "a tutta" pagina in un libro che celebrasse dieci anni di lavoro, amicizia, sfide e feroci ma amichevoli litigate.  Ho cercato stampatori interessati, editori (Mondadori in primis) che volessero produrlo ma mi è stato detto che in Italia non c'è mercato per produzioni di nicchia così costose. Gli stampatori inoltre pretendevano comunque che ordinassi un quantitativo minimo di centinaia di copie e non avendo soldi da investire ho preferito realizzarlo online e renderlo disponibile solo tramite ordine diretto a me. Costa tantissimo ma questo progetto va visto come un folle libro d'artista che verrà stampato in 121 copie firmate e numerate. Sul mio sito ho postato una cartella apposita con spiegazione e qualche foto.

Domanda inevitabile dato il tuo “ruolo” di copertinista, come ti sei sentito a seguire le orme di Karel Thole? Come ti senti ora… molte copertine dopo? Ovviamente i vostri approcci sono diversi e questo in parte minimizza, diciamo, “confronti diretti”, ma credo che i lettori siano soddisfatti delle tue visioni fantascientifiche. Personalmente penso che i tuoi lavori riflettano di più la concreta, materiale contemporaneità di una società tecnologica come la nostra mentre le copertine di Thole evocavano spesso un ignoto misterioso che oggi forse, proprio di fronte ai progressi high-tech che ci circondano, avrebbe una minore efficacia.
Sono felice quando mi si accosta a lui. Non faccio mistero del fatto che se, fin da piccolo, ho sempre voluto fare l'illustratore "spaziale" è stato grazie ai suoi lavori. Io ne ho molti raccolti in libri e ultimamente ho avuto la fortuna di vedere una quarantina di suoi originali in mostra in una galleria d'arte. Sono ancora strabilianti, hanno ancora una forza molto potente.
Pensando anche al tuo intrigante progetto “Invading the Vintage” sembra ci sia una qualche ricerca di una poetica basata su una sorta di ponte o di mash-up tra futuro e passato. Una visione in qualche modo condivisa da, credo, gli artisti Pixar… Ad esempio, Wall-E trova l'anima dell'umanità nel VHS di un musical degli anni ‘50. L'anima delle cose è sempre nel passato? E in questo senso torniamo al classico immaginario cristallizzato in Blade Runner. Tenendo conto che sei chiamato a rappresentare il futuro, il fatto che tu lo faccia anche guardando al passato… è un curioso cortocircuito.
Il passato e l'infanzia, direi. La mia generazione è cresciuta e si è formata negli anni 70 e 80. L'uomo andava ancora sulla luna e si pensava che da grandi tutti avremmo visto macchine volanti nei cieli delle nostre città e che saremmo andati in vacanza su alberghi orbitali. La fantascienza era ovunque… cinema, fumetti e libri. Urania era settimanale o quasi e vendeva 70000 copie! Personalmente non ci vedo il cortocircuito passato-futuro… riverso semplicemente nel mio lavoro ciò che mi ha influenzato e appassionato negli anni della crescita e la malinconia per un futuro ottimista e tecnologico che non si è avverato.

Tu e i fumetti. Li leggi? È un medium che ti interessa? Hai preferenze e/o serie/autori che segui e/o “graphic novel” che recentemente hai letto che ti hanno colpito?
Ne ho sempre letti e continuo a farlo. Mi piace tutto che è scifi naturalmente: dai manga (Eden, Planetes, 2001 Nights) ai supereroi, alle graphic novel. Da Moebius a Sydney Jordan… i mitici fumettisti di Methal Hurlant e Nova Express. Le opere di Alan Moore, naturalmente.
In passato hai gentilmente collaborato con me ad alcuni progetti fumettistici: una short su Strangehaven (insieme a Camuncoli), una illustrazione dei Fantastici Quattro per un volume omaggio a Kirby e un’altra per il ventennale di Watchmen. Ti piacerebbe realizzare delle copertine di una serie in particolare? Probabilmente per Iron Man saresti perfetto! 
Adoro Iron Man e le sue tutine… ne ho fatta una per la copertina di Sbam! La trovi sul mio sito dentro la cartella "Comics".

Ultima, prima di chiudere: sei mai stato tentato dall’animazione, visto che col 3D è “relativamente semplice”?
Ah ah ah ah… io lavoro con computer vecchi di otto anni… per fare un rendering certe volte ci metto una notte intera, per animare un secondo bisogna realizzare 24 rendering… stai scherzando  vero?? :)
In ogni caso penso che sia un altro lavoro rispetto a fare l'illustratore come lo è fare fumetti…hanno tutti a che fare con l'immagine ma comportano altre doti e capacità oltre a quelle tecniche che possono essere comuni o sovrapporsi in alcuni casi.
Un ringraziamento speciale all'amico Luca Paciolus per il prezioso aiuto.

Tutte le immagini sono © Franco Brambilla.

Le interviste precedenti:

venerdì 24 maggio 2013

recensioni in 4 parole [6]

L'orrore in agguato.
La fantascienza dei sentimenti.
Piccolo fantasy di classe.
Solite famiglie con super-problemi.
********* 

Abbiamo detto 4 parole su: 
Storia e disegni: Koren Shadmi
Formato: webcomic
Anno di pubblicazione: 2011-2013
Per qualche parola in più: QUI

L'intervista
Storia e disegni: Manuele Fior
Editore: Coconino Press/Fandango
Formato: brossurato, 176 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 17,50
Anno di pubblicazione: 2013 
Per qualche parola in più: QUI (Garage Ermetico: intervista all'autore)
Book-trailer: QUI

The Mire
Storia e disegni: Becky Cloonan
Editore: Auto-produzione
Formato: 22 pagine, bianco e nero
Prezzo: $ 5.00
Anno di pubblicazione: 2012
Per qualche parola in più: QUI 

Jupiter's Legacy N.1
Storia: Mark Millar
Disegni: Frank Quitely
Editore: Image Comics
Prezzo: $ 2.99
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI

lunedì 20 maggio 2013

Mark Millar: il Re del Mainstream

Jupiter's Legacy N.2: copertina di Frank Quitely.
In questi anni, lo sceneggiatore scozzese MARK MILLAR si è imposto come un autore capace di coniugare l'avventura, soprattutto di matrice supereroistica, innovandola, con intelligenza e spiccato "fiuto per gli affari", mediante mirati "innesti" di "temi" contemporanei (reality tv, gossip, videogame, cosplay, temi politici su tutti). Lo ha fatto restando sempre nel solco del mainstream e, al contempo, in riuscito equilibrio tra collaborazioni per le grandi case editrici su testate e personaggi comporation-owned (Superman: Red Son, Civil War, Wolverine, Ultimates) e "auto-produzione/auto-promozione" di proprie creazioni (Wanted, Kick-Ass, Nemesis, Superior, Supercroocks, Secret Service) con diretta ricaduta in adattamenti cinematografici (Wanted, Kick-Ass).
In passato ho avuto qualche contatto con Millar - che nel 2003 ha generosamente contribuito con uno scritto al "mio" Alan Moore: Ritratto di uno Straordinario Gentleman - e più volte siamo stati sul punto di realizzare un'intervista ma alla fine, per un motivo o per l'altro, non se n'è fatto mai nulla.

Così qualche giorno fa, leggendo il N.1 di Jupiter's Legacy, l'ultima creazione di Millar per i disegni del fenomenale Frank Quitely, edita dalla Image, mi sono imbattuto nello spazio mini-intervista ("The Third Degree") questa volta dedicato proprio a MILLAR, in occasione dell'uscita della sua nuova serie.

Nel seguito potete leggere l'intervista che, non autorizzato, mi sono "azzardato" a tradurre.
Sperando di non recar danno ad alcuno e d'aver reso un servizio utile a tutti gli appassionati, vi auguro... buona lettura! :)

Sito ufficiale di Mark Millar: qui.
Twitter: @mrmarkmillar
Pagina Wikipedia in Italiano: qui.
Pagina Wikipedia in Inglese: qui.
Jupiter's Legacy N.1: copertina di Frank Quitely.
A cosa stai lavorando al momento?
Sto lavorando ad un bel po' di cose. Ci sono tre serie targate Millarworld: Kiss-Ass 3, Jupiter's Legacy e un terzo titolo per la Image di cui parlerò ufficialmente molto presto, con un disegnatore con cui volevo lavorare da anni. Oltre ai fumetti, abbiamo appena terminato il secondo film di Kick-Ass e Matthew Vaughn sta preparandosi a partire con le riprese di The Secret Service che ha appena finito di scrivere in collaborazione con la bravissima Jane Goldman. 

Qual è l’aspetto migliore del tuo lavoro?
Aver lavorato quest'anno con Frank Quitely, John Romita Jr., Dave Gibbons e Leinil Yu. Non importa quello che scrivo, i loro disegni lo fanno sembrare valido. Gli altri due disegnatori con cui sto lavorando sono autori che ho sempre ammirato moltissimo ma non avevamo mai collaborato prima d'ora. È eccitante. Come un primo appuntamento. 

E l’aspetto peggiore?
Twitter. Davvero, è una droga digitale. Sono sempre connesso e mi sta davvero uccidendo. Se avessi un lavoro normale i miei capi mi avrebbero licenziato da mesi. Credo d'inviare un tweet dopo ogni riga di dialogo che scrivo. Non ho il minimo auto-controllo. E ho un'opinione su tutto, da Tarantino a Bieber. Non c'è nulla su cui @mrmarkmillar non abbia qualcosa da dire.
The Secret Service N.6: copertina di Dave Gibbons.
Come hai scoperto i fumetti?
Ho quattro fratelli più grandi e tutti erano, con diversi livelli di coinvolgimento, appassionati di fumetti in un momento in cui esserlo non era una cosa "cool" e loro erano dei tipi "cool". Per cui compravano i fumetti e dicevano di farlo per il loro fratello più piccolo, ma io restavo lì ad aspettare fino a che loro non li avevano letti lentamente con grande attenzione. Era un'agonia. Le edizioni qui in Scozia erano in bianco e nero e mi divertivo parecchio a colorarle. Non capitava spesso di trovare dei comics americani per cui coloravo i miei e facevo finta che fossero dei veri comics e mi sembrava fosse una cosa davvero entusiasmante. Ma in verità avevano l'aspetto di comics americani di m$%#a in cui il colorista non era riuscito a stare dentro le linee dei disegni. 

Se non facessi fumetti, che cosa faresti?
Non ho potuto fare studi artistici a scuola perché ho avuto un indirizzo piuttosto accademico e, sembrerà strano, ma l'arte non era vista di buon occhio ma come una materia quasi di sostegno. Per cui ho studiato chimica, fisica, matematica superiore e una serie di altre cose che al tempo sembravano molto importanti. La gente pensava che la mia passione per il Fumetto fosse una perdita di tempo ma da adulto la mia conoscenza dei gas inerti, per esempio, è del tutto inutile. Per un po' di tempo ho pensato di fare il dottore e il piano B era fare l'economista, che ci creda o no, dopo aver capito che non sarei riuscito. Sono ancora patito d'Economia e ad essere sincero la mattina leggo online il Financial Times prima di andare su Comic Book Resources. La maggior parte delle persone si rilassa con la fiction ma, poiché passiamo tutta la giornata con la fiction, a noi scrittori piace rilassarci con i fatti. 

Qual è la cosa più bella che un fan ti ha detto?
"Potrebbe autografarmi questo fumetto?". Perché è essenzialmente una forma di vandalismo, se ci pensi. Ma il fatto che una persona tenga così tanto al tuo lavoro da permetterti di "rovinare" qualcosa per cui ha pagato e che apprezza è davvero un grande complimento.
Kick-Ass N.5: copertina di John Romita Jr.
Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?
Alan Moore e Frank Miller. Ci sono stati molti altri scrittori che nel corso degli anni mi hanno "folgorato" come Grant Morrison, Pete Milligan, Warren Ellis, Garth Ennis e, più di recente, autori come Jason Aaron e Scott Snyder. Ma Moore e Miller sono i miei Mamma e Papà.

Qual è il fumetto di cui vai più fiero?
Penso Kick-Ass. Wanted ha cambiato la mia vita perché mi ha permesso di diventare il padrone di me stesso, ma Kick-Ass è il lavoro di cui vado più fiero.

Qual è l’ultimo fumetto che hai comprato?
Ho letto i volumi di The Walking Dead, unendomi colpevolmente tardi alla festa. Gli ultimi albi che ho letto? Saga N. 8 e Thor: God of Thunder N. 4. Entrambi fantastici. Davvero di prim'ordine.

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto?
Senza alcun dubbio quello che mi diede Grant Morrison quando, all'età di 18 anni, lo intervistai per una fanzine e lui era al lavoro su Animal Man, il suo primo, importante ciclo di storie per gli americani. Volevo fare sia lo sceneggiatore che il disegnatore e lui mi suggerì di concentrarmi solo un aspetto perché era molto difficile avere successo in entrambi i ruoli. Un consiglio semplice ma molto pertinente. Da appassionato di fumetti non sempre ti rendi conto che si tratta di due lavori completamente distinti. Ed è una rarità eccellere in entrambi, come nel caso di Frank Miller o Barry Windsor-Smith. Se sei fortunato, diventare bravo in uno solo di questi ambiti è il "viaggio di un'intera vita".
The Third Degree (April 2013): Mark Millar.
Tutte le immagini utilizzate sono © degli aventi diritto.

Le interviste precedenti:

martedì 23 aprile 2013

recensioni in 4 parole [5]

Rachel Rising Vol.1 
Di donne che "ritornano"...
Dylan Dog Color Fest N.10
Cercasi Dylan disperatamente. Forse.
Comics for engineers
L'Energia del Fumetto.
Shiny Beasts
Il passato ancora brilla.
********* 

Abbiamo detto 4 parole su: 
Storia e disegni: Terry Moore
Editore: Bao Publishing
Formato: brossurato, 128 pagine, bianco e nero
Prezzo: € 11
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI
Extra-info: QUI 

Dylan Dog Color Fest N.10
Autori: AA.VV
Copertina: Davide De Cubellis
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 132 pagine, colore
Prezzo: € 5,20
Anno di pubblicazione: 2013 
Per qualche parola in più: QUI
Making-of della copertina: QUI

Comics for engineers
Industrial storytelling: Paolo Vialetti
Matite ed inchiostri: Sergio Ponchione
Digital paint: Paolo Ubali
Formato: pdf, 28 pagine, colore
Realizzato su commissione di ABB SACE
Anno di pubblicazione: 2013
Per qualche parola in più: QUI 

Shiny Beasts
di  Rick Veitch (con Alan Moore e S.R. Bissette)
Editore: King Hell
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: $16.95
Anno di pubblicazione: 2007
Per qualche parola in più: QUI

mercoledì 17 aprile 2013

Una questione di... etichetta!

Opera di René Magritte
Sul sempre interessante ed intelligente Conversazioni sul Fumetto m'imbatto in un pezzo firmato da Tonio Troiani dall' "acchiappante" titolo «La vita è una chiavica», ovvero il Graphic Novel come categoria merceologica, più una discussione con Massimo Giacon, che vi invito a leggere.
"Ogni utente di un qualsiasi social network documenta e condivide ogni banalità che ai suoi occhi, in un narcisistica prospettiva, è degna di essere “notabile”. Ora, proporre prodotti che cadono sotto lo stesso interesse documentaristico instilla e risponde all’esigenza che ogni “condivisore seriale” ha di rendere “pubblicabile” le proprie memorie. Il graphic novel, allora, risponde sia a questo bisogno di immedesimazione e riconoscimento e, nel contempo, ingloba tutto quello che è fumetto, perché fare romanzo grafico è più semplice, forse, che fare fumetti.", scrive Troiani.

Essendo un critico omeopatico lascio le riflessioni di sostanza ad altri, da parte mia mi limito ad ammiccare un po' stanco, ammettendo di incominciare a trovare queste riflessioni, in generale, "stucchevoli". Nulla di personale nei confronti di Troiani di cui leggo sempre con piacere gli scritti, "invidiandogli", tra l'altro, l'acume e la "lunghezza" dei pezzi!

Nel seguito, Giacon (artista fenomenale che apprezzo anche per il suo approccio ironico all'Arte), da parte sua, afferma: "Per la Lettura ho proposto una storia di due pagine che era ambientata durante un party d’artista, una situazione vagamente felliniana e grottesca, anche se l’avevo tratta da una situazione parzialmente realmente accaduta e vissuta. Quella storia è stata scartata perché era troppo sboccata e strampalata, e non era abbastanza “reale”. Il paradosso è che il GN è diventato a suo modo una realtà a sé stante, forse è quello il vero territorio fantastico contemporaneo."
Hmmm.... (espressione autentica di critica omeopatica!)

Ma non finisce qui. 
Il Corriere della Sera pubblicizza così la sua nuova iniziativa legata alla Nona Arte: "Dal 20 aprile non perdete la collana “Graphic Journalism: il fumetto che racconta la realtà”. Rizzoli Lizard ha selezionato per il Corriere della Sera 20 opere di Graphic Journalism che, con un linguaggio grafico di facile lettura e forte impatto emotivo, raccontano storie autobiografiche, testimoniano eventi drammatici e raccontano momenti importanti di storia contemporanea." Ora il testo di lancio sulla pagina Web del giornale è cambiato, sembra,  ma... che vuol dire "un linguaggio grafico di facile lettura"???

Hurm...

Al solito arriva il Saggio Barbuto ad illuminarmi. Lo so, sono di parte. 
"Continuerò a fare ciò che faccio adesso, cioè esattamente ciò che voglio. Non voglio essere costretto su un singolo mezzo, posso fare fumetti pur restando lontano dai comics, film senza partecipare alla scena cinematografica, libri non entrando in alcun circolo letterario. Ecco cosa voglio. Nessuna etichetta" [Alan Moore parlando del suo futuro, Aprile 2013]
Beh... corro a leggermi un albo di Geppo, felice, recente ritrovamento.
Buon Fumetto a tutti!

giovedì 11 aprile 2013

Asaf Hanuka il Realista

Asaf Hanuka per The Realist
Asaf Hanuka, fratello gemello di Tomer Hanuka (visto all'opera su alcune serie DC Comics), è uno straordinario autore ed illustratore israeliano, ingiustificatamente, poco noto in Italia. Personalmente l'ho scoperto, tempo fa, per il suo contributo all'eccellente Valzer con Bashir (sempre insieme a Tomer), per poi ammirarne, di tanto in tanto, la potenza delle illustrazioni e, più di recente, seguendo online, con regolarità, il suo The Realist.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una sua recente intervista condotta da Yannis Tzannis, pubblicata il 21 Marzo scorso su Chasseur Magazine, e ho pensato fosse una buona occasione per proporla su questo blog e far conoscere "maggiormente" Asaf Hanuka ai lettori italiani.

Ringrazio sentitamente Yannis Tzannis per l'autorizzazione a tradurre l'intervista per questo blog.

L'intervista originale può essere letta qui.
Illustrazione di Asaf Hanuka.
Intervista © Yannis Tzannis

Asaf Hanuka non ha bisogno di grandi presentazioni. Illustratore di fama mondiale, medaglia d'oro della Society of Illustrators e vincitore del Communication Arts Annual, Hanuka è diventato una fonte d'ispirazione per un'intera generazione di nuovi illustratori grazie al suo approccio originale nel ritrarre la vita di tutti i giorni. 
Dopo aver lavorato per committenti prestigiosi come Nike, Canal +, New York Times, Forbes, attualmente vive a Tel Aviv con la sua famiglia, dividendo il proprio tempo tra l'attività d'insegnamento allo Shankar College of Engineering and Design e la realizzazione di un nuovo graphic novel. 

Dal 2010 sei al lavoro su The Realist, un fumetto a cadenza settimanale, vincitore di diversi premi, in cui racconti la tua vita. Che cosa ti ha spinto ad illustrare le tue "avventure quotidiane"?
In realtà è nato su commissione di un giornale di Tel Aviv, la città dove vivo. Si chiama Calcalist ed è un quotidiano economico, e il fumetto viene pubblicato nell'ultima pagina dell'edizione del weekend. Dal momento che il giornale si occupa di questioni finanziarie mi chiesero se fossi interessato a realizzare un fumetto in cui raccontare i miei sforzi per acquistare un appartamento a Tel Aviv. È così che ho iniziato, ma dopo pochi mesi il fumetto si è indirizzato verso questioni più personali.

Fino a quanto si possono spingere i propri limiti, dal punto di visto creativo, quando questi sono i protagonisti dei propri fumetti?
Usare episodi e personaggi tratti dalla vita reale è per me un modo di "barare" dal momento che non sono uno sceneggiatore vero e proprio e mi riuscirebbe quasi impossibile inventare una storia. Per questo presento degli eventi reali e cerco di raccontarli in un modo interessante. Credo che, partendo da questo assunto, ci sia moltissima libertà, almeno nel mio caso, perché, alla fine, sto usando l' "esterno" per disegnare l' "interno".
Asaf Hanuka per The Realist
I tuoi lavori sono un meraviglioso mix di immagini visivamente attraenti e di forti dichiarazioni politiche. Trovi che i fumetti siano un ottimo mezzo per esprimere questo tipo di idee?
Il vantaggio di fare fumetti è che spesso si possono dire delle cose che non passerebbero in altre forme d'espressione, perché la gente crede ancora che se è disegnato deve trattarsi di una storiella o di roba per bambini. E specialmente in Israele, dove la politica è al centro della vita di tutti i giorni, i fumetti sono un modo nuovo di affrontare questi temi. 

Bipolar [miniserie di cinque albi edita da Alternative Comics tra il 2000 e il 2004, N.d.T.] è stata uno delle tuoi primi progetti insieme a tuo fratello gemello, nonché illustratore di fama mondiale, Tomer Hanuka. Come vedi la tua evoluzione da allora?
Il lavoro di Tomer su Bipolar, raccolto poi nel volume Placebo Man (Alternative Comics), è stato la principale ispirazione per il mio The Realist. Tomer prese i suoi ricordi d'infanzia e li trasformò in storie. Allora per me fu come una porta che si apriva e, anni dopo, l'ho aperta di nuovo. Ai tempi di Bipolar lavorai insieme allo scrittore Etgar Keret e adattai a fumetti le sue storie. Col tempo pensai d'avere delle cose da dire come autore completo ma, per un po', non sono stato sicuro di riuscirci. Non ne sono ancora sicuro, ma farlo con un ritmo settimanale mi aiuta a migliorare. 

Qual è il "procedimento" che segui?
Tutto ha inizio con lo stress che mi assale il sabato notte, dal momento che so che devo mandare il fumetto al giornale entro martedì. La domenica inizio a buttare giù qualche frase sulla settimana appena trascorsa, cercando di trovare un'idea. Se sono fortunato lo schizzo per la pagina è pronto per lunedì, poi martedì inchiostro e coloro.
Illustrazione di Asaf Hanuka.
C'è stato un episodio specifico che è stato particolarmente difficile da realizzare?
È sempre molto difficile. Ogni volta c'è un "punto di rottura" in cui mi sento come se quello che ho fatto fosse inutile e vorrei soltanto bruciare tutto e uccidermi ma poi guardo l'orologio, penso alla scadenza che sta arrivando e al fatto che devo mandare qualcosa. E devo semplicemente venire a patti con quello che ho disegnato. 

Insegni Illustrazione e Fumetto allo Shenkar College of Engineering and Design. Secondo te, che cosa ha da offrire questa nuova generazione di illustratori?
Vita, energia, un nuovo punto di vista, originalità, nuovi trend... tutte quelle cose che possedevamo anche noi quando abbiamo iniziato.

Per molte persone i fumetti rappresentano una "scappatella" dalla routine quotidiana. Visto che sei costantemente circondato dall'arte, in cosa trovi "sollievo"?
Mi piace molto camminare.

Qual è il tuo prossimo progetto?
Una graphic novel a colori di 150 pagine, in collaborazione con mio fratello Tomer e con lo scrittore Boaz Lavie. S'intitola The Divine.
Tutte le immagini usate in questo post sono © Asaf Hanuka