lunedì 5 febbraio 2018

Alan Moore: i libri sono Universi

Alan Moore fotografato da Immo Klink.
Nel mese di novembre dell'anno scorso su Next, supplemento di Libération, è apparsa un'interessante intervista ad Alan Moore, in occasione della pubblicazione dell'edizione francese di Jerusalem. L'articolo è corredato da alcune delle più belle foto di Moore che abbia visto in questi ultimi tempi, realizzate da Immo Klink.

Nel seguito potete leggere un breve estratto nella traduzione dal francese dell'amico Omar Martini che ringrazio sentitamente. L'intervista integrale è disponile QUI.

ALAN MOORE: Anni fa ho avuto l'opportunità di assistere a una performance dell'artista concettuale John Latham. La sua specialità era... maltrattare i libri. Un giorno prese in prestito un libro da una biblioteca, lo portò a casa e lo masticò completamente, pagina dopo pagina. Quindi distillò la pasta risultante fino a ottenere un liquido completamente trasparente che riportò in biblioteca prima della scadenza. Tra le cose davvero illuminanti che ha detto sulla letteratura, c'è questa frase che mi ha profondamente segnato: «In un libro c'è il tempo percepito dai personaggi e quello percepito dal lettore. Quando il libro è chiuso, il tempo non scorre più allo stesso modo». Aveva proprio ragione. Quando il libro è chiuso, tutte le vite e le esperienze dei personaggi, che possono essere separate da decenni o secoli nel testo, si trovano a una frazione di millimetro l'una dall'altra. Un libro chiuso è un «universo blocco». Quando lo metti via, l'universo che contiene scompare, ma è sufficiente rileggerlo per farlo rinascere. Un libro è come una vita.
[L'intervista integrale è disponile QUI.]

Per maggiori informazioni su John Latham, oltre che la scarna pagina Wikipedia (qui), consiglio la visione dei video disponibili su YouTube (qui, qui e qui). Per i legami tra Latham e i Pink Floyd consiglio invece la lettura di questo e quest'altro articolo.
John Latham.
Come sempre il buon Moore fornisce innumerevoli spunti di approfondimento, percorsi da seguire su una mappa in divenire. Grazie, Bearded One!

martedì 30 gennaio 2018

Carmine Di Giandomenico 2001

Nei giorni scorsi mi sono ritrovato a sfogliare alcuni albi della Montego, interessante progetto editoriale e autoriale della fine del millennio scorso, che mise in luce i talenti - tra gli altri - di Alessandro Bilotta, Emiliano Mammucari e Carmine Di Giandomenico con titoli come Il Dono Nero e Giulio Maraviglia.

Nel lontano 2001, per Ultrazine.org realizzammo uno speciale apposito sulla Montego con recensioni e interviste. Nel seguito potete leggere la chiacchierata con CARMINE DI GIANDOMENICO che al tempo ritornava ai fumetti dopo un periodo d'assenza. Oggi DI GIANDOMENICO è, giustamente, uno dei disegnatori più acclamati del panorama nazionale e internazionale con collaborazioni per SBE e per le major americane Marvel Comics e DC Comics.

Non nascondo che a tutt'oggi lo Speciale Montego è una delle piccole-grandi cose che ho curato/coordinato che ricordo con maggior affetto. Ah, la vecchiaia che incombe! Buona lettura!
Alla scoperta di un talento ritrovato
INTERVISTA A CARMINE DI GIANDOMENICO
a cura di smoky man

Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.
    
Carmine di Giandomenico è un disegnatore straordinario, uno dei disegnatori italiani più esaltanti che mi sia mai capitato di ammirare. Questo fin dai suoi esordi su Examen, supereroe italiano di Nova Roma partorito dalla fertile mente di Daniele Brolli per la Phoenix qualche anno fa.
Un segno dettagliato senza mai essere eccessivo, equilibrio della tavola, dinamismo e espressioni facciali perfette: nulla manca nel bagaglio tecnico di questo talento italico. Misteri dell'editoria è sparito per diverso tempo per ritornare, con i fuochi d'artificio delle sue matite incantate, su un piccolo-grande progetto d'assalto: Montego e Giulio Maraviglia. Un grande disegnatore con una dote rara: "raccontare" a fumetti.

smoky man: Ricordo d'aver ammirato per la prima volta i tuoi disegni su Examen, miniserie (di 4) edita dalla Phoenix. Era, credo, il 1994, ed Examen era uno dei personaggi cardine di Italia XXII Secolo, progetto d'universo supereroistico ambientato nel futuro del nostro Paese. Un'idea interessante, con momenti riusciti, ma in definitiva un po' pretenziosa. Nelle note di presentazione dell'albo Daniele Brolli e Giorgio Lavagna scrivevano di te: "Destinato a diventare un pioniere e un maestro del nuovo fumetto di supereroi italiani […] non è uno dei tanti imitatori dei supereroi americani … è una star italiana che inaugura una nuova era del fumetto di supereroi…". Un giudizio lusinghiero non c'è che dire. Come è stata l'avventura alla Phoenix? Cosa ti ha dato?
Carmine Di Giandomenico: L'avventura con la Phoenix è stata meravigliosa, è come il primo amore, non lo si dimentica mai; le emozioni e le speranze di un esordiente, che si ritrova di fronte a ciò che ha sempre sognato, lavorare nel campo dei fumetti. La mia forgiatura è stata realizzata da Daniele Brolli; il quale ha creduto in me, facendomi da maestro; consigliandomi i punti in cui migliorare le mie qualità; allora molto confuse. Oggi, pensando a quel periodo, posso dirti con certezza che le emozioni lasciate sono di gioia, malinconia-tristezza; le emozioni che prova un figlio che abbandona la sua famiglia per vagabondare; senza perdere mai il rispetto e la gratitudine per le persone senza le quali oggi non farei ciò che sto facendo… fumetti.

Perché è finita e, chiusura della casa editrice a parte, non fosti tu a disegnare la seconda mini di Examen?
No. Non sono stato io a disegnare la seconda miniserie di Examen in quanto la nostra collaborazione era già finita. Posso dirti che forse non c'è stato dialogo per potersi chiarire; inoltre forse sono stati altri a parlare per nostro conto; alterando sia le vicende che i rapporti personali. Questa potrebbe essere un'ipotesi. So soltanto che ero in attesa di partire a disegnare la miniserie di Protos; ma la sceneggiatura non è mai arrivata. Comunque sia, ero molto giovane e i pezzi di vetro possono essere confusi con diamanti. Non porto rancore, penso solo a essere il più professionale possibile; e a non credere a nulla senza un fondamento concreto.
Che ne pensi dell'archetipo del supereroe? Che cosa significa per te?
Iniziando devo fare una premessa. Oggi non farei fumetti, se non fossero esistiti i supereroi. In quanto al loro archetipo; a mio giudizio vedo che nelle maggiori produzioni sono troppo spesso ripetitivi; saturando così le loro vere potenzialità narrative. Gli unici che sono riusciti a non cadere a queste costrizioni dettate dai loro stessi editor sono stati autori come Moore, Miller, Loeb e pochi altri. Loro sono riusciti a dare a tutti i personaggi un'identità rafforzando il simbolo del supereroe; rendendoli dei. Infatti, la figura del supereroe è quella di un Dio! LUI CHE PUÒ TUTTO… (non sempre) cogliendo il carisma e la bellezza dell'archetipo classico; come gli dei dell'Olimpo. Infatti si può dire che grazie alle figure dei Zeus, Apollo; Ade, Marte, Giunone, ecc… e alle loro gesta narrate, oggi abbiamo la figura del supereroe. In fondo questa figura non è che mito come lo è la stessa mitologia. Essi scaturiscono lo stesso fascino e carisma degli dei studiati a scuola. Senza dimenticare che comunque essi erano anche fragili, con le stesse debolezze umane per quanto riguarda i rapporti sociali. Questo tipo di influenza ha caratterizzato la figura del supereroe rendendola eterna e innocente, dove solo i giovani e chi lo è rimasto riescono a incontrarli lasciandosi trascinare dalla passione che possono suscitare. Quindi quando si parla di supereroi "creandoli o interpretandoli", non bisogna pensare che si stia realizzando o criticando una storiella di ventidue pagine, ma che si sta delineando una nuova epica; la nuova MITOLOGIA.

Successivamente hai lavorato per la Marvel Italia. Un tuo bilancio di quel periodo.
Con la Marvel Italia sono stato bene; o forse sono stati loro a stare bene con me. All'inizio, giustamente erano un po' come San Tommaso; ma poi l'iceberg si è sciolto, e con loro ho realizzato vari progetti tra cui: i caratteri dei personaggi "Gemini" della miniserie Europa; un set di cards stile adventure una delle quali è stata utilizzata come cover per l'Uomo Ragno Pocket e in ultimo un albo di 55 pagine bianco e nero di Conan il barbaro, su sceneggiatura di Chuck Dixon per la collana Conan il conquistatore (non capirò mai perché non lo abbiano pubblicato in Italia). L'unica cosa di questo periodo, è che devo ringraziare la Marvel Italia di avermi fatto lavorare in tempi strettissimi facendomi così capire a che velocità posso realizzare un albo. Poi comunque devo ammettere che non condivido oggi come oggi, le loro scelte editoriali; ma questi non sono fatti miei.

Poi, come scrive Alessando Bilotta nel suo affilato editoriale di Giulio Maraviglia II, sei "[…] scomparso dalla circolazione. Misteriosamente ignorato dalle case editrici". Che cosa è successo? Come hai resistito a questo "silenzio" e continuato a credere nelle potenzialità del Fumetto?
Che io sia scomparso è dovuto al fatto che ho avuto altre esperienze nel campo del cinema; ma soprattutto perché per tre anni e mezzo mi sono dedicato a un progetto riguardante il cantante Claudio Baglioni. Un'esperienza in cui tutte le mie energie sono state risucchiate… Il progetto non è stato realizzato; ma non per volere di Baglioni, il quale era entusiasta dell'idea e dell'opera; ma dei dirigenti della Sony per ricerche di mercato. Comunque non ho mai cancellato l'amore che ho per il fumetto; questo mezzo di espressione pura; che i critici, lo vogliano accettare o no, non interessa; è arte narrativa. Ripeto: arte! Prendiamo esempio dalla Francia.
Poi c'è il periodo buio; dove ho cercato di ripropormi alle maggiori case editrici italiane; sempre la stessa risposta "richiama tra una settimana". In fondo li capisco, sono stato assente all'appello e le mie produzioni fumettistiche erano minime. Ammetto che stavo per mollare tutto… poi sulla mia strada ho incontrato MONTEGO e come è andata… lo hai tra le mani… Come abbia resistito a quel periodo non lo so. Ammetto che ho avuto delle crisi e, non mi vergogno a dirlo, ho pianto e tanto. Era come se qualcosa si fosse rotto, come se fosse finito un amore; lo so la definizione è forte, ma solo chi disegna può capirmi… Ma c'è qualcosa dentro è come un fuoco che devi controllare senza mai scottarti; quello è il tuo io e devi lasciarti guidare. Lo so forse sembro un santone a parlare così ma è quello che ho vissuto sulla mia pelle; e delle volte mi piace paragonarmi al primo Rocky, nella scena dell'incontro; dove viene riempito di botte e cade al tappeto; ma alla fine, SI RIALZA sempre… finché ne ha la forza… e come lui non mi importa di diventare un mito che non sono e non voglio essere. Voglio solo far bene il mio lavoro: "disegnare"; soprattutto narrare; narrare storie fumetti.
E arriviamo all'oggi: la tua collaborazione con Alessandro Bilotta e l'idea di Giulio Maraviglia. Cosa ti ha colpito in questo piccolo-grande progetto? Qual è stato il tuo contributo all'ideazione della storia? Come è il tuo rapporto con Bilotta "sceneggiatore" ?
Mettendoti per un momento dalla parte del lettore, quale credi sia la qualità più importante di una operazione come Giulio Maraviglia sia a livello narrativo che di proposta editoriale?
Ciò che mi ha colpito subito del progetto Giulio Maraviglia è stata senza dubbio l'innocenza e la freschezza, sia dello scenario che dei personaggi, che nello stesso tempo sono complessi come un cubo magico dove puoi incrociare e creare milioni combinazioni, di situazioni, personaggi... uno schema perfetto per raccontare qualsiasi storia. Il mio contributo all'opera è quello di dare supporto grafico, cercando di focalizzare al meglio le visioni di Alessandro rispettandole al massimo. Ma il rapporto tra noi due, non è solo di lavoro ma bensì legato da un'amicizia nata dalle nostre passioni in comune; un'amicizia come quella di Batman e Superman, che ci permette di lavorare con un'intesa rara da trovare. Infatti noi dialoghiamo molto: è questo il nostro segreto; venirsi incontro per CAPIRE; come AGIRE; INTERVENIRE… per dare il massimo; e questo il pubblico lo ha capito. Infatti la forza di Giulio Maraviglia è che sia Alessandro che io prima di realizzare la storia pensiamo proprio come dei lettori appassionati. Editorialmente la Montego garantisce una qualità che oggi pochi possono offrire al fumetto ITALIANO, e sia i critici che i lettori hanno apprezzato. Li ringrazio di tutti i complimenti rivolti a questo piccolo mondo che Alessandro in prima persona e io abbiamo presentato, promettendo che le sorprese non si fermeranno soltanto con il numero tre.

Facciamo un passo indietro. Quali sono gli autori e le opere, non solo in campo fumettistico, che ti ispirano?
Il fumetto è già qualcosa che colpisce-ispira; poi bisogna vedere chi lo realizza; senza dubbio Moore è la persona più visionaria e ricercatrice, anzi è meglio definirlo così… lui è l'ANALISI. Poi c'è Miller; il viaggio introspettivo della personalità; la ricerca dei sentimenti del personaggio; lui è la PASSIONE. Per quanto riguarda graficamente tutto ciò che mi attrae per la maggior parte deriva dai disegnatori americani; e si vede dall'influenza avuta nel mio tratto; senza mai dimenticare i grandi francesi come Moebius, Gimenez, Hermann, ecc. Mentre per il mercato italiano il mio mito è il disegnatore Corrado Mastantuono: lui è il DISEGNO italiano; lui è il disegnatore per eccellenza, basta vedere come passa da un genere all'altro; il suo eclettismo è sconvolgente; lui è il disegnatore italiano completo. Inoltre però prima di tutto ciò a dare ispirazione, secondo me, è la MUSICA in genere, l'unica forza ispiratrice per chiunque, perché tocca corde intime con le sue vibrazioni che prendono tutto il tuo essere, non solo gli occhi.

Quali fumetti leggi attualmente e perché?
Attualmente non seguo molto i fumetti visto gli impegni, ma ammetto che il richiamo all'edicola mi ha sempre accompagnato; ma ciò che ho di fronte spesso non mi attrae; è molto raro, e l'unica cosa che sto attendendo con ansia è la miniserie "Daredevil: Yellow" che a mio avviso va oltre a qualsiasi altra interpretazione di questo personaggio a cui il lettore sia stato abituato fino a oggi.

Cosa significa essere un "disegnatore di fumetti"?
Domanda da un MILIONE di dollari… e tu a essere "smoky man"? Scherzo… a dirti il vero cerco di essere solo me stesso; tengo presente da dove sono partito, e dove sono arrivato da SOLO; senza nessunissima pretesa di divismo che purtroppo oggi vedo in alcuni. Non dimentichiamo mai le ORIGINI perché poi è difficile compiere un BORN AGAIN, io l'ho già fatto per modo di dire… e dico che è dura. Adesso sono solo contento che il mio lavoro e quello di Alessandro siano apprezzati e di vedere persone appassionate che mi ricordano il mio esordio. Vi ringrazio tutti perché se esisto ora è merito vostro. GRAZIE.
Prima o poi ti vedremo nei panni di autore completo?
"Autore completo" mi piacerebbe molto; per dimostrare che ho qualcosa da raccontare anch'io; e soprattutto di non essere considerato una semplice macchina operaia… Infatti sto lavorando a una mia storia di circa novanta pagine; senza alcuna pretesa nei confronti di grandissimi sceneggiatori; sarà dura. Sarà una storia semplice e complessa, per tutti e per "Nessuno".

Hai un sogno "a fumetti" che vorresti prima o poi realizzare?
Sogni da realizzare ne ho molti ma i primi due più grandi, sarebbero di disegnare una miniserie per due personaggi opposti, Superman è il primo e Devil è il secondo. Ma sto fermo con i sogni perché spesso restano tali; ma chissà forse un giorno, un colpo di fortuna…

Molti autori utilizzano anche software di grafica, tipo Photoshop, per realizzare i loro lavori? E tu? Credi che siano uno strumento in più a disposizione dell'artista o invece si tratta di una moda di cui spesso si abusa?
Innanzitutto non è una moda; è una realtà! Il computer è utilissimo. Per valorizzare l'INVENTIVA di un disegnatore; ripeto inventiva… perché a mio avviso nonostante i milioni di programmi utilizzati ci vuole sempre il classico polso umano… io personalmente non ne faccio uso; e forse è un freno; ma il tutto (mano e macchina) deve essere miscelato nella giusta misura. Non bisogna frenare questo nuovo modo di lavorare perché, ricordiamoci, l'Arte non ha freni.

Per finire, qual è la tua opinione sull'annosa questione della "crisi" del Fumetto italiano? Da parte mia vedo un proliferare di case editrici che propongono solo materiale estero di tutti i generi, le edicole sempre più vuote o con i fumetti relegati in qualche angolo e le fumetterie che scoppiano di albi, e "roba" orripilante come Jonathan Steel e Gregory Hunter che ha i suoi lettori mentre serie intelligenti come Hammer non le ha mai sentite nessuno… che fare?
Il potere di cambiare la situazione del NOSTRO mercato non dipende da uno sceneggiatore, disegnatore o casa editrice; certo se quest'ultima ha un capitale notevole è avvantaggiata; ma a decidere le sorti di questa situazione sono i lettori come me e te che a mio avviso dovrebbero farsi sentire fortemente nei confronti dei prodotti non apprezzati; non dimentichiamo comunque anche chi li distribuisce e vende. Per questi ultimi molto spesso ci sono persone non competenti. Quindi siete voi a decidere, quindi iniziate a esprimervi sempre dando giudizi su ciò che comprate; e vedrete che se alzerete la voce le cose cambieranno; spero; questa è una mia ipotesi perché se oggi mi trovo qui sulla nave Montego è grazie a voi lettori appassionati, siete voi a decidere chi sale e chi scende; non solo con gli autori e case editrici, ma bensì anche con il mercato.
Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nell'ottobre 2001.

mercoledì 24 gennaio 2018

Watchmen: ieri, oggi e domani

Da Watchmen: The Annotated Edition (a cura di Leslie S. Klinger, pag. 259) in riferimento al cap. VIII, tav. 11, vign. 3, dalla sceneggiatura di Alan Moore per Dave Gibbons: "Immagina che uno dei genitori della creatura sia una piovra e l'altro un disegno di Kevin O'Neill, o addirittura Kevin in persona, allora sono sicuro che ti sarai fatto un'idea... Ricorda che questa creatura è stata progettata per essere il più possibile sconvolgente e orribile sia alla vista che psicologicamente, per cui se vuoi inserire un qualche bavoso e raggrinzito orifizio dietro le fauci aperte del becco per inquietare il lettore a un livello psicosessuale di cui, probabilmente, non si accorgerà immediatamente, allora, per favore, procedi pure. Farei qualsiasi cosa per un bell'effettaccio, come ben sai."
Da una recente intervista pubblicata l'8 Gennaio scorso sul sito Inside The Rift (qui completa, in English, of course!).
Alan Moore: "[…] Visto che un numero considerevole di miei lavori è ora proprietà di editori di fumetti con deficit di carattere emotivo, intellettuale, estetico ed etico - tra questi opere come Watchmen, V for Vendetta e l’intera linea ABC tranne la Lega degli Straordinari Gentlemen – li ho tutti disconosciuti. Il vantaggio pratico è che se l’industria dell’intrattenimento americana assegna ai migliori scrittori che riesce a racimolare il compito di creare una versione a fumetti, cinematografica o televisiva diciamo, ad esempio, di Watchmen per far sì che il fan di mezza età di supereroi abbia la possibilità di capire la storia originale allora non patirò alcuna sofferenza per l’inevitabile imbarazzo e umiliazione conseguente. Oltre alla soddisfazione d’essere consapevole che non sono stato io a svendere, alla prima occasione, delle opere un tempo importanti, il principale effetto di questo mio disconoscimento è che non ho più una copia di quei fumetti in giro per casa e, spero, non dovrà più rivederli o ripensarci e questo significa anche che non c’è nulla che mi piacerebbe correggere in quei lavori, tranne, in alcuni momenti, l’impulso stesso d’averli scritti seppur, al tempo, fossi animato dai migliori propositi. […]"
Dopo aver parlato dei suoi progetti futuri (a fumetti e non), di energia, di Better Call Saul e Brian Eno, lo scrittore di Northampton conclude con un messaggio...
Alan Moore: “[…] Prenditi cura del mondo, incredibile e unico, in cui noi tutti viviamo; cerca di vivere con amore e senza paura; e chiunque abbia qualcosa a che fare con queste merdose parodie di Watchmen, anche solo come lettore, che venga trascinato per i capezzoli, urlante di dolore, all’Inferno. Pace e bene.

Si ringraziano gli amici Antonio Solinas e Omar Martini per l'assistenza e il supporto alla traduzione.

lunedì 15 gennaio 2018

Alan Moore e i supereroi: 1983 - 2003 - 2017

1983 
da New Musical Express del 17 Dicembre, pag. 11 (intervista di Don Watson)
Alan Moore: […] Il problema maggiore è che mentre i primi fumetti di Superman, per esempio, erano influenzati da ogni tipo di idea proveniente da un gran numero di fonti, gli autori successivi iniziarono a usare come ispirazione solamente le storie realizzate in precedenza. La conseguenza fu un approccio molto autoreferenziale in cui i cliché venivano enfatizzati e l’effetto diminuiva di volta in volta. Quello che sto cercando di fare è ritornare alle radici, alle influenze originarie e, partendo da quelle, cercare di creare qualcosa di nuovo.

Per questo nei miei fumetti si può trovare un po’ di George Orwell, un po’ del Prigioniero, un po’ di Thomas Pynchon, influenze musicali come Brecht e Weill, un po’ del Dottor Phibes. In V for Vendetta ho cercato di creare qualcosa che avesse la stessa attenzione per l’atmosfera e per i dettagli che si può ritrovare, per esempio, in film come quelli del Dottor Phibes, pieni di riferimenti culturali. Suppongo di voler cercare di evocare lo stesso livello qualitativo delle opere a cui mi ispiro. È davvero un patetico e disperato tentativo finale di trovare qualcosa a cui aggrapparsi.

Ovviamente non voglio scrivere supereroi per tutto il tempo o per il resto della mia vita, ma l’idea del supereroe in sé è ancora molto interessante se la si guarda da un punto di vista inedito. Personaggi come Superman sono una forma di mito moderno; nella cultura contemporanea i supereroi occupano un ruolo simile ai miti greci o norreni. Penso anche ci sia dietro anche molto fascismo. Qualcuno ha detto che la differenza tra Superman e un assassino di massa non è in realtà molto grande: entrambi sono persone che presumono di avere il potere e il diritto per imporre la propria visione di giustizia sul mondo. Ci sono parecchi dilemmi morali davvero molto interessanti da esplorare.

Naturalmente quanto stai lavorando a qualcosa che deve piacere a un tredicenne ci devono essere delle scene di lotta e d'azione per mantenere la loro attenzione, ma cerco sempre di inserire qualcosa di interessante dal punto di vista intellettuale. In Marvelman ci sono riferimenti a Nietzsche... spero soltanto che i ragazzi rimarranno sufficientemente interessati dalle battute e dai tizi che si menano tra loro da sopportare la roba filosofica.
[Traduzione: smoky man & O. Martini]
2003 
da Le Straordinarie Opere di Alan Moore, pag. 142 (intervista di George Khoury)
Alan Moore: […] I superpoteri alla fin fine non contano, sono i personaggi a essere importanti. Così come non conta se io o tu o il lettore acquistassimo l’abilità di correre più veloce della luce e indossassimo un bel costume. Non farebbe alcuna differenza per noi. Se sei uno stronzo ora, sarai uno stronzo con un bel costume che può correre più veloce della luce. E la cosa non migliorerà per nulla l’universo. La cosa importante è che le persone ordinarie sono fantastiche. Sono fantastiche per quello che possono fare e per quello che non possono essere. Possono fare delle cose fantastiche per il mondo, nel bene e nel male. Non hanno bisogno di un costume e di un simbolo sul petto. Con Watchmen e molte delle mie opere successive ho cercato di comunicare questo messaggio: avere dei superpoteri non ti rende necessariamente una brava persona e le persone comuni sono quelle con cui abbiamo a che fare… qui non c’è nessun supereroe. 
2017
da la Repubblica (intervista di Luca Valtorta)
Alan Moore: […] No, non mi piacciono più i supereroi. Credo che oggi la loro funzione principale sia compensare la codardia americana: proprio come l’onnipresente pistola sul comodino accanto al letto. [per la traduzione ha collaborato Massimo Gardella]

venerdì 5 gennaio 2018

Bilancio 2017

Per andare avanti occorre anche guardarsi indietro, quindi...

L'anno appena trascorso è stato per il blog, in una più che decennale presenza sulla Rete, quello con il minor numero di post in assoluto: soltanto 27 (anche se la media è di circa 2 post al mese: non così disastrosa)!
Su Alan Moore World le cose sono andate un po' meglio con 61 post pubblicati (con una media di circa 5 al mese), mentre Sardinian Connection, più che altro una sorta di archivio, è rimasto fermo al palo (nessun post, sigh).
Insomma con un po' di evidenti difficoltà si cerca di stare a galla nel gran mare del Web per la "gioia", spero, di quella manciata di lettori che seguono le mie pagine.

Il 2017 ha visto però, dopo qualche tempo d'assenza, il mio ritorno sul cartaceo con la curatela e la traduzione del volume Time Breakers di R. Pollack e C. Weston, edito da NPE: un libro di cui sono molto contento sia per la resa di stampa (plauso a NPE) che per il riscontro da parte degli autori (e, da quel che so, pare che anche i lettori abbiano gradito).

Mio personale apice fumettistico dell'anno, inutile ribadirlo, la partecipazione al TCBF!

Ci si ritrova ora nel 2018 confidando di riuscire a resistere e mantenere ancora in vita questi spazi digitali: non prometto nulla ma anticipo che qualcosina già si muove sul fronte cartaceo e si ragiona su ipotesi per vari progetti.

Stay tuned!

venerdì 29 dicembre 2017

recensioni in 4 parole [53]

Si partoriscono strambe storie.
Lisergici colori per DD.
 I segreti del Giallo. 
Vagabondar m'è dolce.
********
Abbiamo detto 4 parole su:
Fortezza Pterodattilo
di Ratigher (testi & disegni)
Editore: Coconino
Formato: brossurato, 128 pagine,colore
Prezzo: € 17
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Dylan Dog Color Fest N. 23 - Il convento del vuoto
di G. Barbieri (soggetto e sceneggiatura), G. Freghieri (disegni), S. Algozzino (colore)
Copertina: Grzegorz Rosinski
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Mercurio Loi N.8 - Il colore giallo

di A. Bilotta (soggetto e sceneggiatura), M. Mosca (disegni), F. Piscitelli (colore)
Copertina: Manuele Fior
Editore: Sergio Bonelli Editore
Formato: brossurato, 96 pagine, colore
Prezzo: € 4,90
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

Quaderni giapponesi Vol. 2
Storia e disegni: Igort
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 184 pagine, colore
Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2017
Per qualche parola in più: QUI

giovedì 14 dicembre 2017

Dave Gibbons 2002: Watchmen e Alex Toth

Dai rutilanti archivi di Ultrazine.org emerge un'intervista a DAVE GIBBONS, reperto di una missione in terra d'Albione, in compagnia dell'amico Antonio Solinas, di ben 15 anni fa! 
Buona lettura!
INTERVISTA A DAVE GIBBONS
a cura di Antonio Solinas & smoky man
traduzione: Antonio Solinas
   
L'intervista è stata condotta il 2 giugno 2002 a Bristol durante l'annuale Comics Fair. Una versione ridotta è stata precedentemente pubblicata su Rorschach n. 100.

Puoi dirci qualcosa sull'idea originaria di Rorschach? Quale era l'interpretazione del personaggio da parte di Alan Moore e quale invece la tua?
Dave Gibbons: Il personaggio di Rorschach è essenzialmente l'equivalente di The Question, il personaggio di Steve Ditko per la Charlton Comics. E credo inoltre che sia una sorta di mix con un altro personaggio di Ditko, Mr. A. Tutti questi personaggi, infatti, rappresentano la figura dell'outsider, l'eroe solitario che vede le cose in bianco e nero e non accetta compromessi. Se si cerca di approfondire un personaggio che pensa in tale maniera si arriva ad una descrizione invero sgradevole, perché non esiste un mondo in bianco e nero.
Dal punto di vista grafico il personaggio è molto interessante. L'uso delle macchie di Rorschach nella maschera è stata un'idea di Alan, come l'uso di un materiale sensibile al calore. E' stato divertente da disegnare, ogni volta cambiare pattern e cercare in qualche maniera di suggerire altre immagini.
Una volta ho parlato con un tizio vestito da Rorschach, che aveva una maschera statica. Lasciati dire che è stata un'esperienza veramente snervante, parlare a qualcuno del quale non puoi vedere il volto. E' come conversare con persone che indossano gli occhiali da sole, ti senti a disagio perché non puoi vedere i loro occhi. Uno con una maschera che nasconde tutta la faccia è un'esperienza veramente macabra. Penso che se la maschera avesse cambiato apparenza in maniera dinamica, mi sarei sentito veramente molto a disagio.

Credo che Watchmen sia stato indirettamente responsabile di molti brutti fumetti, perché la gente non ha ben capito la vera essenza dell'opera. Qual è la tua opinione in merito?

La gente tende a pensare che Watchmen sia un fumetto oscuro e disperato ("grim and gritty" nell'originale, N.d.T.), ma quella non era la nostra idea, noi volevamo essere realistici. Sfortunatamente, quel tipo di approccio è diventato una moda, e ci sono stati fumetti come Capitan Marvel, essenzialmente un personaggio da fiaba, al quale venne affibbiato lo stesso tipo di trattamento, cosa assolutamente atroce. Se io e Alan fossimo stati interessati a lavorare su un altro fumetto (non creato da noi), dopo Watchmen, quello sarebbe stato Capitan Marvel. Ma noi avremmo voluto affrontarlo nella maniera giusta, come un divertissement sulla magia.
Penso che la gente abbia preso Watchmen per qualcosa che non era affatto: considera ad esempio Night Owl, un personaggio che incarna l'essenza romantica dei fumetti. E' come il sogno segreto di ogni comic fan: avere una Owl Caverna, una Owl Ship e tutti quei gadget fantastici. Si becca pure la ragazza, alla fine… C'era molto di più del grim and gritty, in Watchmen, ma molti, nel campo dei fumetti, hanno visto solo questo aspetto, accogliendolo come un nuovo trend. In realtà Watchmen era uno sguardo onesto, accurato e realistico su quello che sono i supereroi.

Parliamo della tua carriera. Lavorare a Watchmen sicuramente sarà stata una grandissima esperienza, ma probabilmente è un po' penalizzante per te essere identificato con un singolo lavoro, data la vastità e diversità della tua produzione. Quanto ti irrita questo fatto?
Non sono per nulla irritato dal successo di Watchmen, perché è ovviamente un'opera grandiosa alla quale essere associati. Fondamentalmente, io sono sempre stato un fan dei fumetti, e avrei sempre voluto lavorare nel campo dei comics. Il fatto di avere disegnato una serie che ha assunto lo status leggendario che ha raggiunto Watchmen, che sarà sempre menzionato, nel corso della storia del fumetto, un fumetto seminale che ha fatto si che molta gente iniziasse a leggere fumetti, è bellissimo. Parlavo con Joe Quesada, e mi ha detto che è stata la lettura di Watchmen a farlo tornare a interessarsi dei fumetti, e guarda che cosa gli è successo poi! Questo lo trovo ancora eccitante.
Inoltre, guadagno ancora dei soldi dall'opera, prendiamo sempre delle royalties. Se fossimo stati un pochino più furbetti, all'epoca, avremmo potuto fare un po' più di soldi, ma quando abbiamo firmato il contratto, pensavamo che fosse un buon accordo.
Sono sempre felice di parlare di Watchmen, anche se preferisco parlare del mio nuovo lavoro.
Ho un nuovo progetto che uscirà per la Vertigo (The Originals, N.d.R.), che sarà scritto e disegnato da me, ed è quello su cui mi vorrei concentrare ora, e spero che appena vado negli States riuscirò a generare un po' di interesse verso il progetto.
Per quanto riguarda me e Alan, lavoreremo insieme ad un'altra serie, nel futuro, e non sarà Watchmen 2…

Grazie a Dio!
… Sappiamo quello che facciamo meglio, e quello che ci interessa. Penso che sarà un progetto molto interessante, io e Moore siamo bravi nella complessità. Il fumetto sarà molto complesso, e le persone che amano i dettagli e le cose nascoste, come in Watchmen, penso che adoreranno quello che abbiamo in mente io e Alan.

Come è stato lavorare con Alan Moore, con uno scrittore così concentrato su quello che fa? So che hai usato un evidenziatore per estrapolare dalla sceneggiatura i dettagli che potevi effettivamente disegnare in una tavola…
Lavorare con Alan è una vera gioia. Conosco Alan da una ventina d'anni, e siamo amici. Lui è molto professionale: produce sempre meravigliose sceneggiature, e sempre in orario.
Alan tende a scriver sceneggiature come se stesse parlando, un sacco di descrizioni di vignette sono come conversazioni, nella stessa maniera in cui sto parlando io adesso. Ci possono essere un po' di divagazioni. Mi piaceva leggere ciò che Alan mette nelle sceneggiature, perché ciò che lui scrive è sempre molto valido, però, per quanto riguarda ciò che dovevo disegnare, mi sentivo obbligato ad isolare le descrizioni che mi servivano veramente, in ogni vignetta.
Mi piace comunque il modo in cui focalizza i concetti, e adoro avere a che fare con sceneggiature che mettono bene a fuoco le idee.
Gli unici problemi che ho mai avuto con gli scrittori sono proprio quelli di sceneggiature non bene focalizzate. Quelle scritte in maniera frettolosa e approssimativa, quando invece io devo poi passare mesi a disegnare le cose…
Ripeto, lavorare con Alan è una vera gioia e spero di avere la possibilità di fare altri fumetti con lui in futuro.

Oggi sembra esserci una sorta di rinascimento per i comics. Quale pensi sarà il tuo contributo nei prossimi cinque anni e come ti vedi nel futuro?
Io amo il medium fumetto, e in particolare da quando ho iniziato a scrivere un po' di più. Quando ho iniziato, volevo scrivere e disegnare fumetti, non sospettavo neanche che lo sceneggiatore e il disegnatore fossero due persone spesso distinte, pensavo che un solo autore facesse tutto.
Oggi come oggi, traggo un sacco di soddisfazione dal puro scrivere, e la nuova serie che farò per la Vertigo, che si chiama The Originals, sarà scritta e disegnata da me. The Originals è un fumetto molto personale, la mia visione di certi argomenti, ed è un pochino autobiografico. Anche se alcune cose non sono accadute a me, molti fatti sono veramente avvenuti.
Voglio dare la mia visione delle cose, ora penso di avere raggiunto il punto in cui posso dire di padroneggiare la tecnica (o di muovermi verso la padronanza della tecnica) necessaria per raccontare storie personali con una certa convinzione e passione, e questo è ciò che vorrei fare in futuro.
Penso che la direzione che il mondo dei fumetti prenderà nel futuro si allontanerà dai fumetti mensili, per abbracciare i fumetti da libreria. Ovviamente i fumetti mensili sono quelli che ti fanno pagare le bollette, e che generano pubblicità, ma penso che la meta finale sarà quella di produrre volumi da libreria. The Originals, ad esempio, sarà direttamente raccolto in volume, non sarà un fumetto mensile classico. Questa è la direzione per il futuro, come ho detto.
I fumetti sono un modo veramente valido per raccontare delle storie, e vorrei che fossero accettati dal grande pubblico nella stessa maniera dei film o gli sceneggiati radiofonici, o la spoken word. Ma c'è bisogno di fare storie che interessino non solo i fan dei fumetti, cercare di connettersi con il pubblico generale che legge (interessando chiaramente anche i fan dei fumetti). Ovviamente non mi voglio atteggiare, io stesso sono un fan dei fumetti e lo sarò per sempre. Ma se vogliamo che ci sia un futuro per i fumetti, dal punto di vista economico, bisogna interessare anche chi non legge normalmente fumetti.

Una domanda sul tuo stile. Quando disegni hai un tratto molto pulito, classico ma sembra che sia anche interessato alle nuove tecniche computerizzate come nel volume che hai realizzato, The Dome, e penso anche alla colorazione di Angus McKie sul tuo Martha Washington. Come concili queste due apparenti contraddizioni?
L'approccio che preferisco al disegno è quello esposto da Alex Toth: "riduci ogni cosa all'essenziale e poi disegna tutto al massimo".
Sono convinto che la funzione del disegno in un fumetto sia quella di raccontare la storia, e che esso non esista come un qualcosa di separato, da essere studiato. Credo che molti fumetti, disegnati in maniera più complessa, non siano dei fumetti che raggiungono il loro scopo, perché ti astraggono dalla lettura, facendoti fermare a guardare la vignetta quando dovresti leggere. A meno che non si tratti di una vignetta che abbia la funzione di farti fermare a guardare.
Voglio essere in grado di disegnare sufficientemente bene per raccontare la storia, non sono interessato al disegno fine a sé stesso. C'è un sacco di lavoro dietro, ovviamente, perché per ridurre un disegno all'essenziale, c'è bisogno di fare un sacco di sforzi che rimangono nascosti, e molto è nelle matite.
Per quanto riguarda la colorazione, con l'avvento dei computer eravamo tutti eccitati riguardo le potenzialità che potevano avere. La colorazione di Angus su Martha Washington, e penso che lui sia d'accordo con me, credo che sia un po' eccessiva e squillante ("flashy" nell'originale, N.d.T.). Un lavoro molto ben fatto, perché Angus è un esperto, e ha buon gusto e talento, però forse un approccio leggermente più semplice sarebbe stato più adatto.
Ora l'eccitazione di usare il nuovo giocattolo è un po' passata. Non voglio dire che non sono interessato ai nuovi strumenti, mi piace sperimentare nuove matite, nuovi pennelli: per The Originals non sto usando il computer per disegnarlo, faccio tutto a mano. Ma in certi passaggi devi magari usare il computer. Ad esempio, puoi scansionare i tuoi disegni preparatori, disegnati col pennarello o con l'inchiostro nero, e poi stamparli sul cartoncino da disegno in blu, in modo che non venga poi riprodotto, e poi inchiostrare il tutto. Questo è molto interessante, ti lascia molta più libertà di sperimentare col tuo stile di disegno.
Un altro aspetto interessante è che sarò in grado di consegnare il lavoro (The Originals, N.d.T.) alla DC in un paio di CD Rom, invece di spedire le mie tavole. Anche il riempimento dei neri è molto più semplice. Ecco, questa è la funzione della tecnologia, aiutare a passare dalle idee che hai in testa al risultato finito nella maniera più semplice possibile.

Hai scritto storie per altri disegnatori, Alien per Mike Mignola e World's Finest per Steve Rude... Quando scrivi per un te hai un approccio diverso, scrivi un plot, fai degli schizzi per l'organizzazione della pagina, scrivi una sceneggiatura completa?
L'approccio che ho quando scrivo qualcosa per me o per un altro è più o meno lo stesso, questo perché credo molto nell'uso di un metodo. In altre parole, se segui una routine che hai messo a punto, riesci ad essere continuo, sia nella periodicità, che nella qualità del lavoro, direi. Per cui, anche quando scrivo cose che disegnerò io, butto giù una sceneggiatura, con descrizioni delle vignette, non lunghissime, ma quasi come memorandum per me stesso. Con The Originals, per esempio, ho scritto tutta la sceneggiatura, circa 650 vignette, che corrispondono a 150 pagine, più o meno. Ora che ho finito, sto facendo dei thumbnail, come se fosse la sceneggiatura di qualcun altro, cambiando un po' di cose e spostandone altre. Appena finiti i thumbnail, passerò alla tavola vera e propria.
Ho sempre lo stesso approccio, non mi prendo in giro dicendo: "Ora disegno questo, poi tirerò fuori la storia". Si parte dalla storia, dall'idea principale, che viene scandita in scene, le scene vengono divise in tavole, le tavole in vignette, e le vignette in parole e immagini. E poi si disegna. Se devii da questa via, è come costruire una casa senza fondamenta. Suona meccanico, ma non lo è affatto. Ti libera la creatività, perché sai che c'è dietro una base. Quando scrivo i dialoghi, ad esempio, posso essere molto libero, perché so quale voglio che sia il succo. Non mi devo preoccupare di come fare andare tutti i pezzi a posto, perché so già che lo faranno. Sono un convinto assertore del metodo, sia nel disegno che nella scrittura.

[Pubblicata originariamente su Ultrazine.org nel luglio 2002]

venerdì 8 dicembre 2017

recensioni in 4 parole [52]

Il mondo t'illustro.
Del perdersi. Del ritrovarsi.
Di muri e realtà.
Fantasy sopra le righe.
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Abbiamo detto 4 parole su:
L'ora dei miraggi
di Manuele Fior
Editore: Oblomov
Formato: brossurato, 200 pagine, colore
Prezzo: € 22
Anno di pubblicazione: 2017
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Lucenera
di Barbara Baldi
Editore: Oblomov
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Prezzo: € 20
Anno di pubblicazione: 2017
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La cicatrice
Storia (Renato Chiocca, Andrea Ferraris) - Disegni (Andrea Ferraris)
Editore: Oblomov
Formato: spillato, 40 pagine, bianco e nero
Prezzo: €10
Anno di pubblicazione: 2017
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Maestros N. 1 (English)
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Prezzo: $ 3.99
Anno di pubblicazione: 2017
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